Un viaggio alla scoperta dell’isola più antica d’Italia, un autentico paradiso ricco di risorse e di culture, una vero e proprio libro di storia aperto sul nostro presente. Il suo nome originario è Ichnusa e nelle vecchie cartine è stata rappresentata con coste più irregolari di quelle attuali, tanto da essere scambiata per l’impronta di una scarpa, precisamente la scarpa si Dio che camminava sul mondo, dando così vita alla splendida isola della Sardegna.

 

L’isola è conosciuta per la bellezza delle sue coste, la limpidezza del suo mare, tanto da avere spiagge chiamate “Piccola Tahiti” in quanto non sembra avere niente da invidiare alle spiagge illustrate nei cataloghi delle vacanze da sogno.

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La Sardegna è da sempre regione interessata dal turismo, diventata una delle principali fonti di sostentamento. Non  potrebbe essere altrimenti data la ricchezza naturale dell’intera isola. A conferma di questo sono i premi che ogni anno vengono assegnati alle spiagge più belle d’Italia tra i quali la Sardegna gode sempre di un’ottima posizione.

Viene premiata infatti per  la presenza dei litorali più belli e meglio curati non solo dal punto di vista ambientale ma anche dal punto di vista dell’offerta turistica. Nell’edizione 2014 la guida ambientale di Legambiente ha assegnato ben 5 riconoscimenti alle coste sarde. A primeggiare sono senza dubbio il Golfo di Orosei, l’Ogliastra e la Baronia.

Per tutti coloro che vogliono godere di un mare incantevole senza dover prendere un aereo per l’altra parte del mondo vogliamo indicare una serie di spiagge e di baie che meritano davvero una visita.

Premiata come località più bella della Sardegna Posada che si impegna costantemente nella tutela e nella valorizzazione del suo territorio con progetti di salvaguardia ambientale del sistema costiero non poteva che meritarsi un riconoscimento di questo tipo. Grazie a questi progetti è avvenuta la rinaturalizzazione delle dune di sabbia su un fronte di ben 8 chilometri, un gran bel risultato.

Come non citare Baunei, un comune che nonostante la grande quantità di visitatori ogni anno ha saputo salvaguardare con il suo impegno ben 40 chilometri di costa, ritenuto uno dei tratti più selvaggi ed affascinanti dell’intera isola, con qualità uniche nel Mediterraneo. Le baie del tutto incontaminate possono essere raggiunte solo via mare o attraverso lunghi, e talvolta faticosi sentieri immersi nella più rigogliosa vegetazione della macchia mediterranea. Ad abbracciare queste incantevoli baie pareti calcaree, maestose falesie, canyon e valli carsiche.

Ma non tutti lo sanno, che la Sardegna è anche tanto altro. Isola ricca di storia e di  tradizioni gelosamente custodite e sempre attive, visibilmente presenti nella quotidianità della popolazione con l’intento di farle conoscere in tutto il mondo e tramandarle di generazione in generazione.

Parte della cultura sono senz’altro i gioielli sardi. Vere e proprie opere d’arte, pezzi unici di lavoratissima filigrana o prezioso corallo rosso.

I bottoni, i gemelli, così come colane spille ed anelli vengono spesso incastonati nei tipici costumi sardi che si sfoggiano al momento delle celebrazioni delle feste religiose più importanti. La produzione orefice sarda è una delle componenti più importanti dell’artigianato sardo. Nei gioielli si tramandano alcune influenze del passato come quella toscana e catalana che hanno portato ad avere dei gioielli dalle caratteristiche diverse a seconda della zona della Sardegna nel quale ci si trova. Da sempre il gioiello sardo ha rappresentato un simbolo di affermazione economica, utilizzato spesso come merce di scambio grazie al suo valore e alla buona resistenza del materiale.

La lavorazione della filigrana è particolarmente suggestiva, si tratta di un lungo ed intenso percorso. Viene svolta interamente a mano seguendo le tecniche tradizionali. Sono cinque in totale le fasi di lavorazione: laminazione, trafilatura, torcitura, lavorazione della filigrana e infine la lucidatura.

Anche il corallo riveste una grande importanza nella storia dell’artigianato in Sardegna. Il corallo sardo si contraddistingue per il suo colore rosso intenso e dei coralli italiani è senz’altro il più pregiato. Presente specialmente nel mare della città catalana di Alghero, la pesca dell’oro rosso è oggi sottoposto a severi controlli per la tutela ambientale. Solo corallari esperti sono autorizzati al suo prelievo in un periodo di tempo che va da maggio fino ad ottobre. Una volta incastonato in preziosi gioielli viene utilizzato nella tradizione come amuleto contro la mala sorte. Merita una visita il Museo del Corallo di Alghero, un vero e proprio viaggio nella cultura e nelle leggende di questo prezioso figlio del mare.

Tra le celebrazioni più conosciute al mondo, vi è senz’altro il Carnevale di Mamoiada, un piccolo paese della Barbagia. La sua maschera, quella del “Mamuthone” è spesso oggetto di scambio interculturale con le altre maschere del mondo, provenienti anche dall’oltreoceano. I Mamuthones hanno il viso coperto da una maschera nera in legno dai  lineamenti severi e marcati, vestiti da pellicce scure e grossi campanacci in ordine di grandezza sulle spalle.  Gli Issohadores invece sono gli uomini che guidano la danza dei primi, vestiti in corpetto rosso e maschera bianca.

La sfilata dei Mamuthones e degli Issohadores è una vera e propria cerimonia solenne, ordinata e composta. I primi, disposti su due file parallele danzano lentamente, curvi sotto il peso dei campanacci, seguendo il ritmo dettato dagli Issohadores.

Ogni paese durante le feste sfoggia le proprie maschere e i propri costumi, tutti diversi tra loro e con una storia da raccontare. Quello dei costumi e delle maschere sarde è un altro grande viaggio da non perdere.

Il territorio sardo è anche ricco di testimonianze del passato, da sempre terreno di studio per gli archeologi e per gli studiosi della materia. Sono tantissimi in tutto il territorio i siti in cui sono ancora in corso indagini archeologiche e quelli nei quali è possibile ricostruire parte della storia di questa terra antichissima.

Tra le strutture archeologiche ritrovate nell’isola abbiamo i Nuraghi e i villaggi nuragici, i Pozzi Sacri, i Dolmen e i Menhir, i siti fenici e romani, le necropoli e le Domus de Janas.

Su tutti questi ritrovamenti si ipotizzano tantissime  teorie ed interpretazioni. Per quanto riguarda i nuraghi si ritiene che fossero delle costruzioni erette per scopi prettamente religioso-culturale, mentre altri discutono sul fatto che rappresentassero delle vere e proprie vedette, ragion per cui molti di essi sono stati eretti in zone alte dei territori. Il più grande della Sardegna è ad oggi il villaggio nuragico di Su Nuraxi nei pressi di Barumini, dichiarato nel 1997 dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità. Il suo ottimo stato di conservazione e la sua struttura complessa lo rende affascinante agli occhi di tutti. Abbracciato da un ampio e labirintico villaggio è una enorme fortezza costituita da diverse torri nuragiche di grosse pietre. Tutto intorno viottoli strettissimi, case a corte, pozzi e cisterne ne fanno capire l’importanza che riveste questa struttura nello studio di una storia misteriosa risalente a 3500 anni fa.

Altra importante costruzione è il Pozzo Sacro. Risalgono all’età del bronzo ed erano destinare a scopi sacrali, nello specifico al culto delle acque. Uno dei più importanti pozzi sacri è quello di Santa Cristina che conserva ancora intatto il profilo del tempio un tempo situato attorno ad esso. Sorgevano quasi sempre nei pressi di una fonte e rappresentano un grande elemento distintivo del megalitismo sardo. Si suppone fossero luoghi di pellegrinaggio e di cerimonia e la precisione con cui son stati eretti è dimostrazione della notevole importanza che assumevano per la popolazione.

I Menhir sono invece dei megaliti monolitici eretti durante il Neolitico; talvolta raggiungevano altezze incredibili e tutt’oggi è possibile riscontrarne la presenza. Si ritrovano isolati o in allineamenti rettilinei o circolari e rappresentano la divinità maschile e la fertilità nell’ambito delle religioni delle popolazioni neolitiche. Appartengono senza ombra di dubbio al mondo religioso e funerario del Neolitico.

Le necropoli rappresentano un altro ampio capitolo di storia della popolazione sarda. Sono formate da Domus de Janas, strutture preistoriche sepolcrali rappresentate da tombe scavate e ricavate dalla roccia. Alcuni siti ne ospitano più di 40, un vero e proprio patrimonio dell’umanità. In italiano significa letteralmente “Casa delle Fate”. Queste strutture caratterizzano tutte le zone della Sardegna e ne sono state ritrovate più di 2400, molte ancora da scoprire. Sono cunicoli scavati nella roccia spesso collegati tra loro, necropoli sotterranee con un comune corridoio di accesso ed un’anticella dal soffitto alto.

Una delle più suggestive da visitare è senza dubbio la necropoli di Anghelu Ruju, la più estesa dell’isola. Nei pressi della città di Alghero, la necropoli comprende 38 Domus de Janas disposte in due nuclei di 7 e 32 unità. Le Domus sono decorate con protomi e corna taurine, scolpite nelle pareti e nei pilastri con alcune tracce ancora di ocra, il colore del sangue della rigenerazione.

Seguendo particolari riti i corpi venivano disposti in posizione fetale e si suppone venissero dipinti con ocra rossa, così come le pareti della tomba stessa. Oggetti di uso comune e facenti parte del corredo venivano disposti al suo fianco  in quanto si pensava fossero utili al defunto nella sua vita ultraterrena.

Fa parte della tradizione così come dell’artigianato sardo la “resolza” il tipico coltello a serramanico prodotti principalmente nei paesi di Pattada ed Arbus.

L’esclusività dell’oggetto è frutto di un antico e raffinato lavoro a mano che porta alla produzione di particolarissimi manici e affilate lame. La Mostra del Coltello che si svolge ogni due anni nel logudorese è ormai affermato appuntamento per numerosi appassionati e curiosi.

Il modello arburese di distingue per la sua forma panciuta a foglia larga; grazie al manico in corno di  montone entra nella categoria dei monolitici.

La Pattadese invece può avere il manico in corno di montone o di muflone. Una volta lavorati diventano vere e proprie sculture il quale prezzo può tranquillamente superare i mille euro.

Non basterebbe un libro interno per descrivere cos’altro cela questa terra antichissima, quali tradizioni si tramandano nel corso degli anni, quali culture e dialetti caratterizzano un popolo complesso e da sempre unito. Non resta che scoprirlo da sé, seguendo un percorso a proprio piacimento che ci permetta di addentrarci appieno in questo grande viaggio, da cui sicuramente, usciremo arricchiti.